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日志


12月26日

Favola : "I palazzi perduti per sempre"

Non è facile scrivere la propria storia se prima non si conosce quella dei propri genitori;leggendo il libro di Alba Marcoli "Il bambino perduto e ritrovato" ho trovato le tracce della mia storia di palazzi perduti per sempre e di una piccola principessa che non sapeva di soffrire un dolore lontano , una nostralgia persa nel tempo...
 
"Ma, crescen­do, si accorse anche lei che ogni tanto il Re e la Re­gina si allontanavano con la mente per pensare, senza saperlo, a due antichi palazzi persi e svaniti nel nulla, uno molto tempo prima e l'altro molto tempo dopo. E quando questo succedeva, anche se loro non se ne accorgevano, erano entrambi lontani e un po' persi nella nostalgia dei loro pensieri, alla ricerca di qualcosa che ormai non c'era più. Ma sic­come i principini che crescono hanno bisogno di avere un Re e una Regina sempre presenti anche con i pensieri, ecco che quando loro si allontanavano momentaneamente con la mente, la loro bambi­na cercava di raggiungerli dove erano, senza mai riuscirci.

E così la nostra principessina, che gli voleva mol­to bene, cominciò a inseguire sempre il suo papà quando lui si allontanava, senza mai raggiungerlo perché lei non conosceva la storia dell'antico palaz­zo perduto e non poteva sapere dove lui fosse, tanto più che spesso non lo sapeva nemmeno lui perché lo faceva involontariamente. E così, a poco a poco, crescendo, si abituò sempre più spesso a inseguire un papa solo proprio mentre lui scappava, perché per il resto era ben sicura di averlo sempre presente e affidabile in ogni altro momento. Ma la nostra principessa, che si chiamava Genzianella, si affe­zionò tanto a questo gioco a nascondino col suo papa che quando fu grande cominciò a succederle una cosa un po' particolare e cioè prese ad innamorarsi solo dei principi che scappavano, e a non vedere invece quelli che restavano , fedeli  e sicuri, certi come la luce del solo che si leva ogni giorno.

"E così, alla fine, restava sempre sola e si sentiva anche lei malinconica e infelice, persa nei suoi pen­sieri. Finché un giorno, stanca di fare sempre lo stesso gioco, la principessa Genzianella prese la grande decisione di partire per andare a cercare la Vecchina della Montagna. Si diceva che la sua casa fosse il posto da visitare per provare a cambiare gio­co nella vita, ma dove fosse, nessuno lo sapeva. Bi­sognava proprio partire per cercarla. E fu così che Genzianella partì.

Cammina, cammina, cammina, arrampica, ar­rampica, arrampica, nuota, nuota, nuota, ecco che alla fine trovò la sua capanna che stava su un'isola al centro di un lago, circondata da un fitto bosco.

«Che cosa vuoi da me?» le chiese burbera la Vec­china della Montagna quando la vide e lei, dopo un po' di tempo, si fece coraggio e le raccontò tutta la storia.

«Puoi stare qui per un po', se vuoi» le disse la Vecchina alla fine, senza fare nessun commento, co­me se non avesse nemmeno sentito la sua storia «però ti devi rendere utile, coltivare l'orto e racco­gliere la legna per il fuoco. »

E così la principessa Genzianella, che non l'aveva mai fatto, cominciò a imparare a lavorare la terra, a seminare e a raccogliere i frutti, con fatica e pazien­za, perché sono cose che richiedono i loro tempi e non i nostri.

E a poco a poco imparò ad amare anche le cose certe e sicure che restano, non solo quelle che scap­pano e che sembrano più belle proprio perché sono lontane, come era successo, senza che lei lo sapesse, a un antico palazzo perso per sempre e svanito nel nulla. E quando arrivò il tempo della partenza per­ché il suo soggiorno era finito e doveva tornare nel suo regno, la Vecchina della Montagna le disse: «Ec­coti il dono che ti accompagnerà. Servirà a costrui­re il tuo nuovo palazzo. È il segno di ciò che è stato ma è anche l'inizio di ciò che sarà». E, raccolto un piccolo sasso dalla riva del fiume, glielo donò. Per­ché un sasso è fatto della stessa sostanza della terra, una cosa certa e sicura, ben presente, che dura nel tempo e serve a costruire dei solidi muri.

E così Genzianella tomo nel suo regno accompa­gnata dal suo sasso. E quando anche per lei arrivò il tempo di costruire il suo nuovo palazzo, mise il sasso incastonato nel muro sopra la porta principa­le, come il sole, per ricordarsi delle cose certe e sicu­re. E nel suo nuovo regno il nascondino tornò ad essere il gioco dei bambini e non quello degli adulti, alla ricerca inconsapevole di ciò che non c'è, come ad esempio degli antichi palazzi perduti per sempre e svaniti nel nulla.


La riva di un fiume è piena di sassi: ce n'è alme­no uno, certo e sicuro, per ogni nostra principessa Genzianella, ognuna con la propria storia, che è sua e solo sua, come il sasso certo e sicuro; oppure il so­le, che si leva ogni mattina a illuminare e a riscalda­re da tanti milioni d'anni questa nostra vecchia Ter­ra, sempre uguale e sempre nuova nel suo eterno girotondo."

 

Grazie Pia.